Città eterna

Shamgorod

{ 02:35, 11/06/2007 } { Publié dans cultura } { 0 commentaires } { Lien }

 ecco la sintesi dello spettacolo


RIASSUNTO

 

 

Il processo che si vuole simulare è il processo a Dio. L’accusa è quella di avere assistito indifferente all’eccidio, da parte dei cristiani, della comunità ebraica del villaggio russo di Shamgorod verso la metà del XVII secolo.

 

La trama è ambientata nella taverna dell’oste ebreo Bérish, unico superstite assieme alla giovane figlia Hanna del massacro dell’intero villaggio. La crudeltà senza pari dei Cosacchi si è scatenata  proprio nel giorno delle nozze della ragazza. 

Le loro vite sono definitivamente segnate: Hanna vive in un suo mondo trasognato, resa quasi pazza a seguito delle violenze subite. Bérish, che ha assistito all’efferato assassinio della moglie e dei suoi due figli oltre a quello degli amici, vive immerso nel dolore e nel cinismo: la sua generosità è stata stracciata, la sua fede distrutta; la sua residua tenerezza è riversata totalmente su sua figlia.

Con loro vive la fedele domestica Maria, di fede cristiana; ricca di personalità e di sentimento è legata alla famiglia come se ne facesse parte.

 

Nel giorno della festa di Pourim - festa ebraica gioiosa assimilabile al carnevale -  entrano nella taverna tre commedianti ambulanti pronti a bere e a divertirsi. Senza il becco di un quattrino, propongono di pagare recitando gratuitamente per il taverniere. Ignari del luogo ove si trovano gli attori subiscono la violenta reazione di Bérish, ovviamente affatto incline ad apprezzare manifestazioni di allegria. Tuttavia l’oste è disposto ad accettare la messa in scena di uno spettacolo a condizione che sia lui a decidere la trama: vuole un processo in cui l’accusato è Dio ed il capo d’accusa la sua crudeltà. Ma, attenzione, per fare ciò è necessario molto coraggio, e gli attori sono pronti a concederglielo.

 

Prima che il processo inizi, Bérish riceve la visita della Madre. Benché questa sia di fede cristiana - e non perde occasione per evidenziarlo - non è ostile agli ebrei. Anzi ne è tanto amica che, avvertendo del pericolo di un altro eccidio molto prossimo, propone ai presenti di salvarsi o convertendosi o, quanto meno, facendo finta di farlo. Maria  sostiene l’idea: è troppo legata a Bérish e a Hanna per non consigliare appassionatamente lo stratagemma. Ma tutti gli ebrei rifiutano orgogliosamente. La loro fede, anche se duramente provata, non può essere barattata neanche con la vita.

 

Hanna ha ascoltato delle voci. Esce dalla sua stanza e vuole conoscere gli ospiti. La sua presenza, fragile e surreale, è commovente, quasi straziante. Non solo il padre ne rimane colpito, ma anche i nuovi venuti. Ecco la prova tangibile dell’ostilità del Signore.

Un’ostilità che si manifesta a tutto campo nel toccante racconto che Maria fa del massacro avvenuto durante la festa nuziale di Hanna. I particolari sono di una crudeltà allucinante; la bestialità dell’uomo si dimostra così smisurata da rabbrividire. La drammaticità della pièce raggiunge nella circostanza l’intensità massima.

 

Il processo può avere inizio. Il tribunale è così composto: Mendel, austero capo dei commedianti, sarà il Presidente, gli altri due attori, Avrémel e Yankel, formeranno la giuria; Bérish avocherà a se il ruolo di Pubblico Ministero; mentre Maria reciterà la parte del pubblico. Manca l’avvocato difensore dell’accusato contumace: nessuno ha l’ardire di ricoprire un ruolo così impegnativo. Nessuno tranne un misterioso personaggio femminile che appare improvvisamente in scena: Sam. E’ lei che si propone a difesa di Dio. Sam, intelligente e sicura di se, sembra dominare garbatamente con la sua personalità tutti gli altri. Non dà e non vuole dare notizie di se stessa, anche se tutti hanno l’impressione di averla già incontrata.

Il dibattito è intenso. Le proposizioni dell’accusa e della difesa si intrecciano con passione ed abilità. I capi di accusa sono pesantissimi, suffragati da fatti e prove. Ma l’avvocato difensore è abilissimo: smantella, insinua dubbi, accusa a sua volta l’accusatore di superbia. Indubbiamente è Sam che si districa con maggiore abilità nella difficoltà del suo compito.

 

Prima della conclusione e del giudizio sopraggiunge la Madre per avvertire che ormai non c'è più tempo per aspettare. Gli assassini sono praticamente alle porte dell’albergo e se non si accetta la sua proposta sarà la fine per tutti gli ebrei. La proposta di conversione, vera o finta che sia, viene di nuovo orgogliosamente rigettata. Le vie di fuga sono precluse. L’unica loro speranza di sopravvivenza è riposta nella persona che ha mostrato la più grande fede in Dio: così grande da riuscire a difendere l’indifendibile.

 

Ma ogni loro speranza viene da Sam stessa preclusa. Quanto sono ciechi a non capire in quale diabolico personaggio si sono imbattuti!





(testo di Fabio Stella)

 

 

 

 

 

   


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